John, il bambino che non sapeva dormire

John1C’era una volta un bambino di nome John, nato nella vecchia Costa de Oro, sotto il sole accecante dell’Africa. Spesso l’infanzia e la spensieratezza sono cose che noi diamo per scontate, come il sorgere del sole ogni dì, ma purtroppo non è così. Suo padre decide di venderlo a dei pescatori della costa, forse non ha il denaro per comprargli del cibo o forse non vuole proprio fare il padre, con tutte le responsabilità che ne deriva. Così John appena 5 anni inizia la sua avventura fra i flutti dell’Atlantico, che sono possenti e taglienti, da far paura anche al più impavido vecchio lupo di mare. Ma lui con le sue piccole manine può lavorare bene nel dipanare le reti che si aggrovigliano nelle lunghe barchette dei pescatori. Ed a volte e anche utile, dipanandole in mare accanto alle malconce chiglie di questi relitti che affrontano il mare per pescare l’agognato pesce e rivenderlo nei mercati delle cocenti cittadine portuali, dove il puzzo del pesce si mescola al sudore ed al chiasso assordante delle persone. La sua vita passava costantemente sulla barca, senza mai scendere, eternamente cullato dai flutti. Così a dirsi sembrerebbe una cosa poetica, adatta all’infanzia di un bambino, il cullare. Ma non è così, i flutti in questione, mano mano lo portavano verso gli abissi, nel ventre di un enorme orco marino. Poi un giorno le autorità ghaniane lo trovano, come tutte le mattine adagiato nella barca, sul suo letto di reti e pesci morti, lo prelevano da lì e lo affidano al centro Don Bosco di Ashaiman, dove accolgono i bambini di strada, ma John più che un bambino di strada, è un bambino dei flutti. John non vuole assolutamente restare nel centro, vuole tornare nel suo mondo marino, perché è l’unico mondo che conosce. Pensa di scappare, tornare dal suo orco turchese. Non ci riesce a stare in un luogo chiuso con altri bambini, lui è abituato al mare aperto. E poi non comprende bene i tempi della giornata; lavarsi, mangiare tre volte al giorno, e dormire!….. Si anche dormire. Infatti non riesce a dormire la notte, e gli educatori non sanno perché e non riescono neanche a comunicare perché John, parla solo Ewe e non inglese. Con l’aiuto di un traduttore iniziano a fargli delle domande, e si scopre che John non si ricorda di aver mai dormito, soprattutto una notte intera. Pescare è un’attività notturna ed il giorno sotto il sole, c’è da sistemare la barca e le reti. I flutti non lo cullavano, lo tenevano sveglio, avrà dormito a momenti e quindi nella sua mente, il dormire non era un’azione quotidiana, ma saltuaria. Ho conosciuto John una sera, mi ha posto la mano sulla mia spalle e non l’ha staccata fino a quando non me ne sono andato. Mi sono sentito per un attimo lo scoglio che aveva forse sognato, nei suoi dormiveglia, il suo approdo sicuro. A volte fare il cooperante da questa sensazione, e sa da una parte di riempie d’orgoglio, dall’altra ti spaventa, perché ti rendi conto delle enormi responsabilità che hai facendo questo lavoro.

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