Sunyani un placido Arlecchino

wp_20160607_18_02_32_proA Sunyani nella campagna ghanese la vita trascorre tranquilla e placida. Il verde accesso ricorda i paesaggi inglesi, gli animali della fattoria i ricordano la mia infanzia. Ogni volta che trascorro del tempo in questo piccolo antro bucolico, mi rigenero lo spirito ed il pensiero. Qui si riescono a vedere anche dei bei tramonti, non paragonabili ai tramonti dell’oriente africano, ma ugualmente ti donano spunti per riflettere. Continue reading “Sunyani un placido Arlecchino”

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Sorella morte

funerale-ghanaSan Francesco la chiamava “sorella morte”, colei che ci libera da ogni male. Ed io ho sempre sposato questa visione, rafforzata anche da 6 anni come volontario presso una mensa francescana dei poveri, dove ho imparato e toccato con mano, chi era San Francesco e quale incredibile messaggio ha lasciato ai posteri. I funerali da noi sono sempre qualcosa di straziante non si vede l’ora di sotterrare il defunto, gli stessi medici insistono affinché il corpo venga inumato il più presto possibile. Il funerale viene celebrato in fretta e furia, spesso in una chiesa e con un parroco che non ha mai conosciuto il defunto. Dopo la funzione l’inumazione, e poi tutti a casa, a piangere di nuovo. Quando è morto mio padre, Continue reading “Sorella morte”

Incontro con le Queen Mothers degli antichi regni Ashanti

Brong Ahafo region - Queen Mothers

La macchina si addentra nella grande verde selva della regione centrale del Ghana, denominata Brong Ahafo. Ci apprestiamo ad incontrare le Queen Mothers, del distretto di Sunyani, principale città della regione. Le Queen Mothers, sono i capi delle comunità locali, gli antichi regni del Ghana, come quello degli Akan erano matrilineari, e questa figura di capo è rimasta anche nell’età moderna, con funzioni di guida sociale. Il loro assenso per la ricerca che il VIS sta portando avanti in questa regione è indispensabile, infatti sensa il loro permesso non potremmo continuare a raccogliere dati per la campagna Qui si tratta di esseri umani –Stop al traffico dei migranti http://www.stoptratta.org Volendo comprendere affondo il fenomeno dell’emigrazione nell’Africa sub-sahariana, abbiamo deciso di effettuare uno studio sul territorio, raccogliendo dati tramite questionari rivolti ai migranti che sono tornati nel loro paese d’origine, ai capi famiglia che hanno parenti all’estero, ed ai giovani che vorrebbero intraprendere questo pericoloso viaggio, ma tutto questo senza il consenso delle Queen Mothers, non è possibile. Continue reading “Incontro con le Queen Mothers degli antichi regni Ashanti”

John, il bambino che non sapeva dormire

John1C’era una volta un bambino di nome John, nato nella vecchia Costa de Oro, sotto il sole accecante dell’Africa. Spesso l’infanzia e la spensieratezza sono cose che noi diamo per scontate, come il sorgere del sole ogni dì, ma purtroppo non è così. Suo padre decide di venderlo a dei pescatori della costa, forse non ha il denaro per comprargli del cibo o forse non vuole proprio fare il padre, con tutte le responsabilità che ne deriva. Così John appena 5 anni inizia la sua avventura fra i flutti dell’Atlantico, che sono possenti e taglienti, da far paura anche al più impavido vecchio lupo di mare. Ma lui con le sue piccole manine può lavorare bene nel dipanare le reti che si aggrovigliano nelle lunghe barchette dei pescatori. Ed a volte e anche utile, dipanandole in mare accanto alle malconce chiglie di questi relitti che affrontano il mare per pescare l’agognato pesce e rivenderlo nei mercati delle cocenti cittadine portuali, dove il puzzo del pesce si mescola al sudore ed al chiasso assordante delle persone. La sua vita passava costantemente sulla barca, senza mai scendere, eternamente cullato dai flutti. Così a dirsi sembrerebbe una cosa poetica, adatta all’infanzia di un bambino, il cullare. Ma non è così, i flutti in questione, mano mano lo portavano verso gli abissi, nel ventre di un enorme orco marino. Poi un giorno le autorità ghaniane lo trovano, come tutte le mattine adagiato nella barca, sul suo letto di reti e pesci morti, lo prelevano da lì e lo affidano al centro Don Bosco di Ashaiman, dove accolgono i bambini di strada, ma John più che un bambino di strada, è un bambino dei flutti. John non vuole assolutamente restare nel centro, vuole tornare nel suo mondo marino, perché è l’unico mondo che conosce. Pensa di scappare, tornare dal suo orco turchese. Non ci riesce a stare in un luogo chiuso con altri bambini, lui è abituato al mare aperto. E poi non comprende bene i tempi della giornata; lavarsi, mangiare tre volte al giorno, e dormire!….. Si anche dormire. Infatti non riesce a dormire la notte, e gli educatori non sanno perché e non riescono neanche a comunicare perché John, parla solo Ewe e non inglese. Con l’aiuto di un traduttore iniziano a fargli delle domande, e si scopre che John non si ricorda di aver mai dormito, soprattutto una notte intera. Pescare è un’attività notturna ed il giorno sotto il sole, c’è da sistemare la barca e le reti. I flutti non lo cullavano, lo tenevano sveglio, avrà dormito a momenti e quindi nella sua mente, il dormire non era un’azione quotidiana, ma saltuaria. Ho conosciuto John una sera, mi ha posto la mano sulla mia spalle e non l’ha staccata fino a quando non me ne sono andato. Mi sono sentito per un attimo lo scoglio che aveva forse sognato, nei suoi dormiveglia, il suo approdo sicuro. A volte fare il cooperante da questa sensazione, e sa da una parte di riempie d’orgoglio, dall’altra ti spaventa, perché ti rendi conto delle enormi responsabilità che hai facendo questo lavoro.