Un ramingo e tre silfidi errando sulle bianche scogliere di Dover

White Cliff of Dover

Il bianco delle scogliere di Dover si vede appena posi gli occhi stanchi sull’orizzonte che scivola via verso sogni di cartapesta. Il vento sferza e ride, aleggiando sul vecchio faro e sulla brughiera secca per il freddo. Come una partita a scacchi studio le sensazioni che potrò provare, camminando sopra la bianca scogliera e ricordandomi che ciò che è bianco un giorno scolorirà. L’Atlantico sembra anche lui distratto dalla bellezza della scogliera e quando si prende un giorno di tregua dalle sue impetuose burrasche, abbiamo la possibilità di seminare i nostri cuori fra la brughiera che aspetta la primavera. Arrivo a Dover di prima mattina e piano piano mi inerpico per godermi lo spettacolo delle scogliere, uno di quei posti che ho sempre voluto vedere fin da bambino, uno di quei posti che trasudano sublime, come Lucrezio ci insegna. Prima di giungervi però, mi capita un fatto assai strano, mi perdo nel boschetto sottostante le scogliere, non riesco più ad uscirne. Niente segnaletica c’è solo una superstrada che lo costeggia, mi sorge il dubbio che solamente utilizzando quella super strada sia possibile scorgere le scogliere. Ovviamente mi sento a mio agio in un bosco e non ho il minimo timore di non ritrovare la retta via. Ad un certo punto c’è un cancelletto che delimita un sentiero, forse una proprietà privata. Sento delle voci e proprio da quel sentiero sbucano tre ragazze. Stupito mi avvicino domandandogli quale fosse il sentiero per giungere alle scogliere e con enorme sorpresa mi accorgo che anche loro si sono perse nello stesso boschetto, così unendo le forze proviamo ad uscire dal nostro intricato Fangorn. Annusando l’aria come vecchi cani, cerchiamo di intuire dove possa essere la via giusta ed intanto iniziamo a scambiarci qualche informazione. Sono tre ragazze che studiano nella stessa università a Londra, ma non sono inglesi, vengono dalla Germania, dalla Florida e dall’Australia. Tre ragazze che sono diventate amiche e studiano economia dello sviluppo, giornalismo e diritto internazionale. I rami sono sempre meno fitti e da lontano possiamo scorgere il bianco latte che agogniamo. Decidiamo di uscire dal bosco e scendere sulla super strada. Marciando in fila indiana finalmente arriviamo al cancello d’entrata per le scogliere di Dover. La giornata inizia a farsi rigida e fredda ci aspetta una lunga camminata di ben 6 km per arrivare al vecchio faro, ma appena posiamo gli sguardi sulle scogliere è come se ci si aprisse davanti agli occhi uno scrigno di tesori ed antichi pensieri. Utilizziamo le macchine fotografiche per cercare di carpire quello che la nostra mente ed il nostro cuore ci sussurrano. Mentre le sensazioni e le emozioni salgono sulle scale delle nostre anime, mi soffermo ad osservare le tre ragazze e mi sovviene alla mente una scena simile, molti anni addietro quando studiavo in Francia all’università di Brest, un giorno assieme a due miei compagni, un ragazzo rumeno ed uno iraniano avevamo percorso le scogliere dell’Ile d’Oussant nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico. Mi pare una perfetta coincidenza e penso quanto sia costruttivo ed edificante l’incontro fra altre colture, lo scambio e godersi assieme momenti che diverranno come granito nelle nostre memorie. La ragazza tedesca tira fuori dalla tasca delle albicocche secche ed inizia a distribuirle fra noi, io le dico che saranno anni che non mangio albicocche, vivendo ormai in paesi tropicali, così le ragazze mi fanno molte domande sul mio lavoro e su quanti paesi ho visitato, io rivedo nei i loro occhi la passione e la voglia di scoprire, esattamente quella che avevo anch’io quando percorrevo le scogliere dell’Ile d’Oussant. Sembra quasi una fotocopia del mio momento vissuto sull’isola francese ma ora le protagonista sono tre ragazze che studiano a Londra e non tre ragazzi che studiavano francese a Brest. Ci sediamo su una panchina lungo il cammino cercando di rubare i radi raggi di sole, ci serve del collante per appiccicare questa giornata alla nostra memoria. E’ tempo di andare, mi congedo dalle tre ragazze senza chiederle nessun contatto o social network, mi limito a dire che magari ci rivedremo su qualche altra scogliera nel mondo. Non è sempre necessario restare collegati, salvare nomi in una rubrica od aggiungere un nuovo amico su Fb. Poiché tanto hanno già fatto tutte le bianche scogliere di Dover, io mi ricorderò per sempre di tre silfidi salvate da un bosco e condotte a vedere una delle meraviglie del mio mondo, loro si ricorderanno di un errante ramingo con il quale hanno condiviso un pezzo di un onirico sentiero.

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