L’amicizia

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Spesso le grandi amicizie nascono tra i banchi di scuola oppure tra i vicini di casa. In quel periodo tra l’infanzia e l’adolescenza dove la verità ancora trasuda di verità, dove un giorno di sole è un immenso regalo che farai fruttare sporcandoti i vestiti e ricorrendo farfalle. Ma se fai di mestiere il cooperante inaspettatamente puoi ancora godere di grandi amicizie che nascono dalla fatica e dal lavoro assieme, da ideali che vengono plasmati assieme sotto un nuovo sole che spesso non è così docile e fraterno come quello dell’infanzia.

In questi anni di viaggi e cooperazione per l’Africa Occidentale ho conosciuto due ragazze, diversissime, incompatibili fra loro ed incompatibili con il Gianpaolo non africano, quello che solamente conosceva questo altro mondo dai libri e dai racconti. In questi anni sono state per me due punti di riferimento, due luoghi sicuri dove approdare, parlare e confidarmi. Ho parlato di tutto con loro, dei miei sogni e delle mie paure, dei miei dolori e delle mie speranze. Entrambe hanno saputo salvarmi quando stavo per affogare e spero di aver fatto altrettanto quando mi confidarono il loro pensieri. Elisa è un’anima trasparente, buona, enormemente caritatevole. Mi ricordo quando la andai a prendere all’aereoporto di Abidjan, aveva negli occhi la luce di chi vuole scoprire l’Africa, amarla e viverci. Abbiamo vagato ed errato in lungo ed in largo. Ci siamo addentrati nel cuore del Senegal fino a Tambacounda, fino al cuore di tenebra da dove partono i migranti. Nel nostro cammino aveva sempre una parola di conforto e di speranza. Quella parola giusta che ti fa andare avanti, anche quando le urla dal di dentro ti lacerano per uscire fuori. Si impara a voler bene al prossimo standole accanto, è una persona che crede in questo lavoro e crede che si possano migliorare le cose in questo mondo. Un giorno mi ritrovai nella brousse del Senegal Orientale, in un villaggio ai confini del mondo dove intervistammo un migrante di ritorno che fece il viaggio dal Senegal fino in Libia. Ci raccontò per filo e per segno dei dolori e delle morti dei suoi compagni accorse durante questo folle viaggio. Mi ricordo che gettai la spugna, mi arresi, ero completamente disarmato di fronte a quel terribile racconto, ma Elisa non si perse d’animo continuò a seguire gli occhi del ragazzo ad ascoltare. Mentre io ero perso in un antro onirico, dove la mia mente mi aveva condotto per difendermi dall’orrore, lei era li sobbarcandosi tutto quanto. Non ho mai capito come avesse fatto a sostenere un tale dolore e come avesse potuto continuare a donare parole di conforto ed affettuosi saluti. rtIolanda è un caos, un turbine di parole, movenze e pensieri che ti investe dal primo momento che la vedi. Se non avessi mai fatto il lavoro del cooperante sono certo che non avrei mai scambiato più di qualche parola con lei. La bellezza delle persone si trova nell’anima, in quello che hanno dentro, nello spirito di condivisione e di ascolto. Iolanda mostra una forza innata, lo dimostra nel lavoro, una stacanovista nata. Anche il suo aspetto fisico mostra una particolarità e fermezza fuori dal comune, ma senza piercing e tatuaggi non sarebbe la stessa. Questo dimostra ancora come il razzismo e la discriminazione per come ti vesti o come ti poni impregnino il nostro mondo. Non si può giudicare una persona da queste cose, non si può negare la libertà ad una persona di vestirsi come le aggrada. Mi chiedo sempre come sia possibile ciò. Il mio rapporto con Iolanda è scandito da diversi riti, come il rito del caffè che beviamo assiduamente assieme la mattina o ci portiamo a vicenda nei rispettivi uffici. Siamo stati entrambi valvole di sfogo per i nostri rispettivi problemi, ascoltando con attenzione i nostri punti di vista, molte volte differenti, ma queste differenze non ci hanno mai allontanato anzi ci hanno fatto scoprire nuovi luoghi e prospettive. Ascoltare il diverso, asoltarlo e comprenderne le sfumature. Mi ricordo quando andammo in Sierra Leone, il lavoro ed il contesto dopo un mese ci avevamo messo alle corde, avevamo anche avuto una discussione. Salone è un posto magico, ma ancora con tanti problemi. Quando di notte vaghi per le vie oscure di Freetown in cerca dei ragazzi di strada qualcosa intacca il tuo spirito e ti cambia per sempre, non è mai semplice metabolizzare l’inferno quando c’inciampi. Dopo aver vissuto un mese assieme in uno degli slum di Freetown siamo tornati in Ghana spossati e svuotati, ma il giorno seguente il nostro arrivo siamo andati insieme a prendere una bocca d’aria in una delle piscine di Accra. Lì abbiamo messo da parte i nostri fantasmi per poi tornare a parlare e dialogare. Nei momenti in cui mi serviva energia, mi serviva ritrovare quella “voglia di fare” ho sempre cercato le dirette e taglienti parole di Iolanda, capaci di farti mantenere la rotta, a volte anche in mezzo a tempeste di pensieri. Non è affato facile mantenere una rotta, credere ancora che si possano migliorare le cose. E’ semplice gettare la spugna, spingere il tasto dell’autoespulsione, perché il miraggio di un porto sicuro dove non dover più combattere ma pensare solo all’otium oraziano è troppo allettante ed echeggia nelle nostre azioni quotidiane. Ma quando questa vita ti da ancora la possibilità di poter sperimentare l’amicizia a questi alti livelli, persone che credono come te in un bene comune da proteggere e promuovere, la rotta potrà incontrare ancora diverse procelle, forse non si arriverà mai a rivedere il sereno, ma veleggiare assieme a queste persone che vivono la vita perché la amano e non scendono a compromessi con nessuno, vale assolutamente la pena. Sia se siano spiriti liberi ed inquieti come Iolanda, sia se siano docili zefiri come Elisa. Vi ringrazio.

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