Incontro con la Storia

LaMoneda

Nel mio vasto errare sono anche giunto in Camerun, la terra dei leoni. La sua capitale Yaoundé è un crogiuolo di polvere, baracche ed alti palazzi, un caos totale per le strade dominate dai mille e più taxi sgangherati. Ma in questo pezzo di Africa Tropicale non avrei mai pensato di incontrare un pezzo di storia, quella con la esse maiuscola che proveniva dalle scoscese vette andine purtroppo bagnate da sangue innocente. Alloggiando nella casa provinciale salesiana ho condiviso regolarmente i pasti con la comunità. Durante questi pasti mi misi sempre seduto accanto ad un vecchissimo salesiano. Aveva circa 90 anni e camminava male e lento. Aveva un pasto rigorosamente a parte e cibo rigorosamente francese come l’immancabile camembert ed un bicchiere di bordeaux. Era un salesiano francese e le sue movenze seppur lente, macchinose e stanche avevano un non so che di regale. Il suo impeccabile francese strideva in mezzo al nostro ed ascoltava ogni discorso che si faceva a tavola seppur con difficoltà dovuto all’audito. Il suo nome era P. Jean Baptiste Béraud. Quell’incontro mi colpì fin dal principio e c’era qualcosa che non mi tornava, così inserendo il suo nome in un motore di ricerca su internet mi si aprirono svariti siti che parlavano di lui e soprattutto mi cadde l’occhio su un libro che addirittura scrisse; “ Des chrétiens face à la dictature”. Il libro curiosamente parla degli anni della terribile e sanguinaria dittatura del generale Pinochet in Cile e raccoglie tutte le lettere clandestine inviate dal corrispondente Pierre Jarrete al quotidiano cattolico francese La Croix, continuando a leggere scopriì che dietro il nome di Pierre Jarrete c’era proprio quello di P. Jean Baptiste Béraud. L’indomani mattina, ancora meravigliato della mia scoperta, accenai a P. Béraud la mia scoperta e lui illuminandosi iniziò a descrivermi quegli anni duri vissuti durante la dittatura cilena di Pinochet. Mi raccontò che fu anche catturato, imprigionato e picchiato dalla DINA – Direccion de inteligencia nacional, la polizia segreta cilena per aver protestato contro l’uccisione di un prete salesiano accusato di sovverzione. La dittatura cilena è una dei punti più bui ed oscuri della storia dell’umanità. A scuola non si studia tanto, mi ricordavo solamente la famosa foto dei carri armati che bombardano il palazzo presidenziale cileno, La Moneda, dove il presidente socialista Salvador Allende verrà ucciso. Ma grazie al libro di P. Béraud ho potuto addentrarmi in quest’inferno fino in fondo. Il colpo di stato dell’11 settembre 1973 attuato dal generale Pinochet e supportato dalla CIA non solo uccise Salvador Allende ma imprigionò nello stadio Nacional tutti coloro che reputava dissidenti; dentro quello stadio che divenne ben presto un campo di concentramento, trovarano la morte molte persone, alcune dopo varie torture come l’elettroschock agli organi genitali. Altre divennero i famosi deseparacidos, persone ufficialmente scomparse che non tornarono più dai propri cari. Il colpo di stato si ritenne necessario per le politiche di stampo socialista che il governo Allende, leggittimamente eletto stava apportando nel paese. Una delle più contestate dal generale Pinochet e dall’Occidente fu quella di nazionalizzare le miniere di rame di cui il Cile è ricchissimo. In questo modo le imprese americane erano state tagliate fuori e per questo motivo si era indetto un ostracismo internazionale sul rame cileno. Nessuno comprò più tale rame creando dei grossi problemi a tutta l’economia cilena. Dal 1973 fino al 1990 la dittatura cilena diede sfogo a tutte le sue atrocità, ammazzando, torturando e facendo sparire chiunque avesse da ridire sull’ordine istituito. P. Béraud quando gli dissi che ero molto interessato al suo libro, non perse un secondo ed il giorno dopo me lo regalò con dedica e mi disse che una volta si ritrovò anche faccia a faccia con il generale Pinochet. Mi considero fortunatissimo ad aver incontrato e toccato con mano un pezzo di storia, un giorno nel mio errare mi piacerebbe visitare il Cile e Santiago e portare con me le memorie di questo grande uomo che ha sfidato il male più oscuro senza perdersi d’animo. Quando sua madre rimase sola in Francia, scrive nel suo libro, era quasi tentato di abbondare la vita missionaria e ritornare in patria per starle vicina, ma la madre stessa gli disse che non aveva senso che lui restasse accanto a lei, il suo posto era in Cile e così fece, ascoltò il consiglio di una saggia madre che sa di aver messo al mondo un figlio per un grande scopo, essere utile agli altri. Una volta lasciato il Cile, P. Béraud fu mandato in Africa, ma la sua voglia e forza di lottare contro ogni dittatura non si assopì anzi crebbe. Giunto in Camerun cominciò a scrivere contro il Presidente Paul Mbya, al potere da più di trent’anni, ma dovette addolcirsi e lasciar perdere per circostanze di forza maggiore. Così durante un caldo e placido Natale dei tropici P. Béraud fu chiamato alla casa del Padre, ed ora riposa a Yaoundé presso il cimitero del teologato salesiano. Aver incontrato la storia non ha prezzo, spero di poter tratte sempre forza ed ispirazione da una vita come quella di P. Jean Baptiste Béraud, una vita spesa per gli ultimi contro ogni tipo di dittatura e negazione della vita stessa.

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